10. “Entrate nel sepolcro, videro un giovane seduto a
destra, vestito di una stola candida, e furono molto stupite” (Mc 16,5).
Senso morale.
Il sepolcro raffigura la vita contemplativa nella quale l’uomo, morto
al mondo, si seppellisce nel nascondimento.
Dice Giobbe: “Entrerai nel sepolcro nell’abbondanza, come si
raccoglie il mucchio di grano a suo tempo” (Gb 5,26). Il giusto, soffiata via
la pula delle cose temporali, uscendo dal mondo, nell’abbondanza della grazia
divina entra nel sepolcro della vita contemplativa, nella quale viene messo in
serbo come un cumulo di grano, giacché la sua anima si raccoglie con celeste
dolcezza nella contemplazione.
Egli, entrando nel sepolcro, vede un giovane seduto dalla parte
destra, coperto di una veste candida. Il “giovane”, così chiamato perché pronto
a “giovare” (aiutare), è il Figlio di Dio, che come un giovane ci aiuta ed è
sempre pronto ad aiutare.
Giustamente è detto: “Sedeva dalla parte destra”. Si dice destra, come
per dire “dando fuori” (lat. dextera, dans extra). Egli ci aiutò in modo
meraviglioso quando diede a noi la divinità e assunse la nostra umanità,
affinché noi, che eravamo fuori, fossimo dentro; perché noi entrassimo, egli
uscì e si coprì della veste candida, cioè della carne umana, ma senza alcuna
macchia.
Dice il beato Bernardo: “Dopo tutti i benefici, volle essere trafitto
alla parte destra, per mostrarci che solo dalla destra volle prepararci un
posto a destra”.
Il giusto che esce dal mondo ed entra nel sepolcro, deve vedere, deve
contemplare questo “giovane”, nel modo indicato dal beato Bernardo:
“Come l’animale che viene iniziato al lavoro, così il giovane
apprendista di Cristo deve essere istruito sul modo di avvicinarsi a Dio,
affinché Dio si avvicini a lui. Dev’essere esortato a rivolgersi, con la
massima purezza di cuore possibile, a colui al quale presenta l’offerta della
sua preghiera.
Quanto più vede e comprende colui al quale fa la sua offerta, tanto
più arderà di amore per lui, e la comprensione stessa si trasformerà in amore;
e quanto più sarà di lui innamorato, tanto più capirà se ciò che gli offre è
veramente degno di Dio e se in lui ne avrà giovamento.
Tuttavia a colui che prega o medita in questo modo, sarà meglio e più
sicuro proporre l’immagine dell’umanità del Signore, della sua natività, della
sua passione e risurrezione, affinché lo spirito debole, che non sa pensare se
non alla materia e a cose materiali, trovi qualcosa su cui fissarsi con sguardo
di pietà e a cui attaccarsi, secondo le sue disposizioni.
Ciò che si legge in Giobbe, che l’uomo, se si ferma a considerare la
sua natura, non peccherà (cf. Gb 5,24), è detto certamente in riferimento al
Mediatore Cristo, e significa: quando l’uomo rivolge a lui lo sguardo della sua
intelligenza, considerando in Dio la natura umana, non si allontani mai dalla
verità, e mentre per mezzo della fede non separa Dio dall’uomo, impara alla
fine a riconoscere nell’uomo il suo Dio.
Con tutto ciò, nell’animo dei poveri nello spirito e dei figli di Dio
più semplici, il sentimento è, di solito, tanto più soave, quanto più si
avvicina alla natura umana.
In un secondo momento però, quando la fede si trasforma in affetto, accogliendo
nel centro del loro cuore, con il dolce abbraccio dell’amore, Cristo Gesù, uomo
perfetto assunto per l’uomo, e vero Dio in quanto Dio che assume, incominciano
a conoscerlo non più secondo la carne, per quanto non possano ancora pensarlo
pienamente Dio secondo Dio, e benedicendolo nel loro cuore, amano offrirgli i
loro voti” (Guigo Certosino, Epistole) e i loro aromi, insieme con le sante
donne, delle quali appunto è detto: “Entrando nel sepolcro, videro un giovane
seduto a destra”, ecc.
AVE MARIA!

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