Le virtù necessarie all’esercizio del
ministero
ministero
SACERDOTALE
È LA MISURA DELLE VIRTÙ CHE RICHIEDE
Il ministero è un’opera
divina: «Questa è l’opera di Dio credere in colui che egli ha mandato» (Gv.
6,29). San Paolo lo chiama opera del Signore: «Opus Domini» (I Cor. 16,10) Dio,
infatti è il primo autore della salvezza degli uomini; fu il primo a volerla,
il primo che ne pose le condizioni e ne istituì i mezzi, il primo che vi si è
adoperato in Gesù Cristo Nostro Signore: «È stato Dio a riconciliare a sé il
mondo in Cristo» (2 Cor. 5,19).
Dio chiamo gli uomini a suoi cooperatori
nell’opera della salvezza degli uomini, tuttavia Egli è l’agente principale
nell’esecuzione dell’opera divina: «Affidando a noi la parola della
riconciliazione; noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio
esortasse per mezzo nostro» (Ivi 19,20).
Ne consegue che il sacerdote è veramente
l’ambasciatore, l’incaricato d’affari, il ministro di Dio, e come dice San
Paolo: l’uomo di Dio: «Homo Dei» (I Tim. 6,2).
Da questo San Paolo conclude che l’uomo di Dio
è preparato, disposto, diremmo quasi equipaggiato per ogni ope ra: «L’uomo di
Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona (2 Tim. 3,17). Ossia
l’uomo di Dio diventa così, a suo modo, l’uomo-Dio e per i poteri divini che
esercita dev’essere ornato di ogni virtù. Dev’essere perfetto come il Padre
celeste è perfetto (Matteo, 5,48).
Perciò abbiamo molto da fare prima di poter
dire come San Paolo: «Ci ha resi ministri adatti di una nuova alleanza» (2 Cor.
3,6).
Fra tutte le virtù necessarie al sacerdote, al
ministro della salvezza delle anime, al pastore, San Gregorio Magno ne richiede
principalmente dieci: ne parla in modo ammirevole nella seconda parte del suo
Pastorale: voglia egli perdonarci se scriviamo al suo seguito qualche cosa
intorno a quelle virtù ch’egli possedeva e che noi non possediamo.

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