domenica 8 maggio 2016

San GREGORIO, il TEOLOGO


S. Gregorii Nazianzeni 
Episcopi Confessoris et Ecclesiae Doctoris ~ DuplexScriptura: Feria II post Ascensionem

Ad Matutinum  Reduced 1955

Sancta Missa      ↓  ↑     Kalendarium

Gregorio, nobile Cappadociano, soprannominato il Teologo per la sua scienza singolare nelle divine Lettere, nacque a Nazianzo nella Cappadócia, ed istruitosi in Atene in ogni genere di scienze insieme con san Basilio, si applicò allo studio delle sacre Scritture; nelle quali si esercitarono poi insieme nel monastero per alcuni anni, interpretandole non secondo il proprio ingegno, ma secondo il ragionamento e la autorità dei maggiori. Mentre essi fiorivano per dottrina e santità di vita, chiamati al ministero della predicazione della verità evangelica, generarono a Cristo moltissimi figli.

Gregorio pertanto, tornato dopo qualche tempo a casa, fu prima creato vescovo di Sasima, poi amministratore della chiesa di Nazianzo. Chiamato quindi a Costantinopoli a reggervi quella chiesa, egli purgò la città dagli errori dell'eresia e la ricondusse alla fede cattolica, cosa che doveva conciliargli il massimo affetto da tutti e invece gli attirò l'invidia di molti. Ed essendosi manifestato gran dissenso fra i vescovi a suo riguardo, egli rinunziò spontaneamente all'episcopato, applicandosi le parole del profeta: «Se questa tempesta s'è suscitata per me, gettatemi in mare, affinché voi cessiate d'essere agitati» (Jon. 1,12). Quindi ritornato a Nazianzo, dopo aver fatto dare il governo di quella chiesa ad Eulalio, si consacrò interamente alla contemplazione e composizione di cose divine.

*Queste furono le sue accorate parole, alla fine di quello straordinario servizio alla Chiesa universale:

 « Lasciatemi riposare dalle mie lunghe fatiche, abbiate rispetto dei miei capelli bianchi ... 
Sono stanco di sentirmi rimproverare la mia condiscendenza, sono stanco di lottare contro i pettegolezzi e contro l'invidia, contro i nemici e contro i nostri. Gli uni mi colpiscono al petto, e fanno un danno minore, perché è facile guardarsi da un nemico che sta di fronte. 
Gli altri mi spiano alle spalle e arrecano una sofferenza maggiore, perché il colpo inatteso procura una ferita più grave (...) 
Come potrò sopportare questa guerra santa? 
Bisogna parlare di guerra santa così come si parla di guerra barbara. Come potrei riunire e conciliare questa gente? Levano gli uni contro gli altri le loro sedi e la loro autorità pastorale e il popolo è diviso in due partiti opposti (...) Ma non è tutto: anche i continenti li hanno raggiunti nel loro dissenso, e così Oriente e Occidente si sono separati in campi avversi”(Discorsi 42, 20-21) ».

Scrisse poi molto, e in prosa e in versi, con una pietà ed eloquenza meravigliosa; e a giudizio di persone dotte e sante nulla trovasi in questi scritti che non sia conforme alle regole della vera pietà e della fede cattolica, nulla che possa essere da alcuno ragionevolmente contestato. Fu l'acerrimo difensore della consustanzialità del Figlio. E com'egli non è inferiore a nessuno per la santità della vita, così sorpassa facilmente tutti gli altri per la gravità dello stile. Occupato nella lettura e nella composizione di queste cose, visse nella solitudine della campagna vita da monaco, e, stremato dalla vecchiaia, se n'andò alla vita celeste, sotto l'imperatore Teodosio.


V. E tu, o Signore, abbi pietà di noi.
R. Grazie a Dio.

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