martedì 10 maggio 2016

Sant'ANTONINO da Firenze, e i Santi Martiri GORDIANO ed EPIMACO

EXEMPLA TRAHUNT

Antonino, nato a Firenze da onesti genitori, già fin dalla stessa fanciullezza diede notevole indizio della futura santità. A sedici anni, abbracciato l'ordine dei Predicatori, cominciò d'allora a risplendere per le più grandi virtù. Dichiarò guerra perpetua all'ozio. La notte, dopo un breve sonno, era il primo all'ufficio del mattutino, terminato il quale, impiegava il resto della notte nella preghiera o certo nel leggere e comporre libri; e, se talvolta un sonno importuno ne sorprendeva le stanche membra, appoggiava un momento la testa al muro e poi, scuotendosi dal sonno, riprendeva subito con più ardore le sante veglie.

Osservante severissimo della disciplina regolare con se stesso, non mangiò mai carne, se non gravemente infermo. Dormiva sulla terra o sul nudo tavolato. Portava sempre il cilizio, e sovente vi aggiungeva una cintura di ferro sulla nuda pelle, e conservò sempre la più integra verginità. Nel dar consigli era di tanta saggezza da esser detto con elogio comune Antonino dei consigli. L'umiltà risplendé talmente in lui, che, anche superiore locale e provinciale, compiva colla più grande sollecitudine i più bassi uffici del monastero. Promosso da Eugenio IV all'arcivescovado di Firenze, finalmente acconsentì, ma con sommo rincrescimento e solo dietro minaccia di pene apostoliche se non avesse accettato.

Non è possibile dire di quanta prudenza, pietà, carità, dolcezza e zelo sacerdotale risplendesse nella nuova carica. Cosa ammirabile, fu tale la potenza del suo ingegno, da apprendere ottimamente quasi tutte le scienze senza alcun maestro. Finalmente, dopo tante fatiche, dopo aver pubblicato altresì molti libri eccellenti per dottrina, ricevuta la sacra Eucaristia e l'Estrema Unzione, abbracciato all'immagine del Crocifisso, vide venire lieto la morte il 10 Maggio dell'anno 1459. Illustre per miracoli in vita e dopo morte, venne iscritto nel numero dei Santi da Adriano VI, nell'anno del Signore 1523.
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10  MAGGIO
SANT' ANTONINO, VESCOVO  E  CONFESSORE

L'ordine dei Frati predicatori che ha già presentato a Gesù trionfante Pietro martire e santa Caterina da Siena, gli offre, oggi, uno dei numerosi Vescovi che ha nutrito e preparato nel suo seno. Nel XV secolo, epoca in cui la santità era cosa rara sulla terra, Antonino fece rivivere nella sua persona tutte le virtù che avevano brillato nei primi grandi Vescovi dei tempi antichi. Il suo zelo apostolico, le sue opere di carità, l'austerità della sua vita, formano la gloria della Chiesa di Firenze che fu affidata alle sue cure. 
Lo stato politico di questa città non gli dovette minor gratitudine per quanto fece per la sua grandezza e prosperità, e Cosimo dei Medici, che onorava il suo Arcivescovo come un Padre, confessò più di una volta che i meriti e i servigi di Antonino erano il punto di appoggio più solido di Firenze. Il Santo prelato non si rese meno illustre per la dottrina che per le opere. Lo si vide, di volta in volta, difendere il Papato attaccato nel concilio di Basilea da prelati sediziosi, e sostenere il dogma cattolico nel concilio ecumenico di Firenze contro i fautori dello scisma greco. Ammiriamo la fecondità della Chiesa che mai non cessò di produrre, secondo i tempi, dottori per tutte le verità, avversari contro tutti gli errori.

VITA. - Antonino nacque a Firenze nel 1389. All'età di sedici anni entrò nell'ordine domenicano, dove si fece subito notare per amore allo studio, austerità, e soprattutto per una ardente pietà. Divenuto priore all'età di ventinove anni, si adoperò a mantenere ed a propagare la riforma introdotta da Santa Caterina da Siena e poi da Giovanni Dominici. Nel 1446 Eugenio IV lo nominò vescovo di Firenze. Non volle cambiare in nulla il suo tenore di vita, e restò fedele alla povertà e all'austerità. Di una carità senza limiti, veniva in soccorso di tutte le indigenze nelle calamità pubbliche. Si sforzò di riformare il suo clero, e scrisse una Somma di Teologia morale per venire in aiuto ai confessori ed ai predicatori. Infine, minato dalla malattia, s'addormentò nel Signore il 2 maggio 1459. Clemente VII lo canonizzò nel 1525.

Preghiera.

Noi glorifichiamo Gesù risorto, o Antonino, per i doni che ti ha elargito. Affidandoti una porzione del suo gregge, aveva dotato l'anima tua delle qualità che formano pastori secondo il suo cuore. Ben sapendo che poteva contare sul tuo amore, affidò i suoi agnelli alle tue cure. In un secolo che, per i suoi disordini, faceva già presagire gli scandali di quello seguente, tu brillasti della luce più pura sul candelabro della santa Chiesa. Firenze resta fedele alla tua memoria; tra le sue mura fosti l'uomo di Dio ed il padre della patria. Aiutala anche oggi dall'alto del cielo. I propagatori dell'eresia non stanno più solo alle porte: sono entrati tra le tue mura. Veglia, Vescovo santo, su quel campo seminato dalle tue mani, e non permettere che la zizzania vi metta radici. Difensore della Cattedra Apostolica, suscita in tutta l'Italia, emuli tuoi per zelo e dottrina.

Nella tua augusta basilica, sotto la sua cupola imponente, gli occhi tuoi videro la riunione della Chiesa bizantina alla Chiesa madre e maestra; la tua scienza, la tua carità avevano avuto la loro parte in questa solenne riconciliazione che doveva, purtroppo, durare così poco.
Prega, Antonino, per i figli di coloro che furono infedeli alla promessa suggellata sullo stesso altare, ove le tue mani offersero tante volte il divin Sacrificio dell'unità e della pace.
Discepolo del grande Domenico, erede del suo zelo ardente, sostieni l'Ordine santo che egli fondò, e del quale sei una delle glorie principali. Dimostra che l'ami ancora; moltiplica i suoi germogli, e fa' che fioriscano e fruttifichino come nei tempi passati. 

Ricordati pure, Vescovo santo, del popolo cristiano che t'implora in questi giorni. Ogni anno la tua eloquente parola annunciava la Pasqua ai fedeli di Firenze e li invitava a prendere parte alla Risurrezione del nostro Capo divino. La stessa Pasqua, la Pasqua immortale, è venuta nuovamente a splendere su di noi. L'abbiamo celebrata, la celebriamo ancora; ottienici che i suoi frutti siano duraturi per noi; che Gesù risuscitato, che ci ha dato la vita, la conservi nelle anime nostre, per mezzo della grazia, fino all'eternità.

da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 629-631


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Ss. GORDIANO ed EPIMACO Martiri

Sotto Giuliano Apostata essendo stato condotto al giudice Gordiano, perché lo condannasse, il prete Gennaro, questi lo istruì nella fede cristiana e battezzò a Roma insieme colla moglie e cinquantatré altri della stessa famiglia. Perciò il prefetto esiliato Gennaro, ordinò a Clemenziano, suo luogotenente, di rinchiudere Gordiano in prigione; Clemenziano poi si fece venire davanti lo stesso Gordiano carico di catene, ma non avendolo potuto persuadere a rinunciare alla fede, dopo averlo fatto battere lungamente con verghe guernite di piombo, gli fece troncare la testa. Il suo corpo gettato ai cani davanti al tempio di Apollo, di notte venne sepolto dai Cristiani sulla via Latina, nella stessa cripta in cui erano state trasferite da Alessandria le reliquie del beato Epimaco Martire: il quale incatenato dapprima là per molto tempo in una prigione per la confessione di Cristo, alfine fu bruciato, ricevendo così la corona del martirio.



V. E tu, o Signore, abbi pietà di noi.
R. Grazie a Dio.

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